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Guadagno degli sviluppatori

 

I guadagni vanno allo sviluppatore per il 70% e il 30% resta al proprietario dello Store. Questo è il modello preso come riferimento per tutti i vari sistemi operativi.

Nel momento in cui un utente, che sia esso un privato o un’azienda, acquista un’applicazione di uno sviluppatore italiano sull’Apple Store o sull’Android Market, dell’importo speso dall’acquirente per l’acquisto dell’applicazione, la società di Apple e Google Inc. trattengono il 30% e versano allo sviluppatore il 70% del netto.

Nel caso in cui l’acquisto sia stato fatto in un paese dell’Unione Europea, la iTunes sarl trattiene e versa, anche le imposte (applicando l’Iva del Lussemburgo, pari al 15% del costo del prodotto).

Lo sviluppatore riceve mensilmente un bonifico sul proprio conto corrente con il totale degli importi guadagnati con la vendita delle sue applicazioni in un mese.

Il guadagno mensile che lo sviluppatore ottiene con la vendita di applicazioni sull’Apple Store o sull’Android Market, lo si può considerare, ai fini Iva, una prestazione di servizi specifici immateriali del tipo di commercio elettronico diretto, con transazione e pagamento interamente per via telematica.

Lo sviluppatore dovrà emettere quindi una fattura ai soli fini interni italiani in cui si specifichi “fuori campo IVA ex art 7-ter DPR 633/72″.

Nel caso di applicazioni per iPhone, se in un mese lo sviluppatore vende le proprie applicazioni non solo in Italia o in altri paesi europei, ma per esempio anche in USA, egli dovrà emettere due fatture diverse; su una vi sarà l’importo guadagnato con le applicazioni vendute nei paesi europei e questa fattura sarà intestata a iTunes sarl, mentre sull’altra vi sarà l’importo guadagnato con le applicazioni vendute in USA e questa fattura sarà intestata a Apple Inc USA; in poche parole, bisogna guardare in quale mercato si vendono le proprie applicazioni per emettere fatture diverse nel caso in cui i vari mercati facciano riferimento a società diverse di Apple. 

Dal momento che lo sviluppatore non paga Iva italiana, egli potrebbe conseguire un cronico credito Iva annuale che potrebbe essere utilizzato per compensare altri versamenti di imposte o ritenute, o essere richiesto come rimborso per prevalenza di operazioni non soggette ad Iva per mancanza di presupposto di territorialità, o esser evitato con lettere di intento ai fornitori in quanto esportatori abituali[4]. 

È proprio di questi giorni[5] un articolo di «Repubblica» riferito ai guadagni degli sviluppatori.

Quei geni, nuovi schiavi dell'hi-tech.

La dura vita dei fabbricanti di app

Il mercato delle app non conosce crisi. Ma alla stragrande maggioranza degli ingegneri che le inventano arrivano solo le briciole: free lance, senza assicurazione sanitaria, senza pensione. Lavorano duramente sperando di fare il colpaccio che cambi la loro vita. Ma pochi ce la fanno .

Dal nostro inviato ANGELO AQUARO 

NEW YORK - Siamo diventati tutti schiavi delle applicazioni sui telefonini. Ma ci sono schiavi che sono più schiavi di altri: e sono proprio gli autori delle applicazioni. Non lasciatevi abbagliare dai luccichii della Mela. Al compleanno dell'iPhone, che ha compiuto un lustro giusto quest'estate, Apple sventolava i soliti numeri record: 650mila app soltanto nel suo store, un mercato che aveva fatto guadagnare agli sviluppatori 5 miliardi di dollari. Peccato che alla miriade di ingegneri arrivino solo le briciole. Lavorano come free lance. Non hanno assicurazione sanitaria. Non hanno pensione. E su pochissimi veri geni capaci di fare il botto quelli che arrancano sono invece la maggioranza.

[…] I numeri più aggiornati li sforna il New York Times nell'ultimo capitolo della sua inchiesta sulla iEconomy. Le prime app sono state lanciate sull'Apple Store 4 anni fa e da allora la Mela ha già pagato 6.5 miliardi di royalties: un mercato quindi in crescita di un miliardo e mezzo da questa primavera a oggi. Di più. Un studio commissionato da TechNet ha calcolato che l'intera "app economy" ha prodotto quasi mezzo milione di nuovi posti di lavoro: per la precisione 466mila. Non solo Apple ovviamente: è un calcolo che tiene conto del mercato della Mela, di Android (che è di Google) e naturalmente di quella Facebook sempre più in espansione.

I conti della sola Apple come sempre sono molto più rosei degli altri. I nipotini di Steve Jobs hanno calcolato che le applicazioni della Mela hanno creato almeno 291.250 posti di lavoro: una crescita del 39 per cento rispetto allo scorso anno. E quanti sarebbero quelli che lavorano solo alle app di Apple? Almeno 275mila persone: il 10 per cento in più sempre rispetto all'anno scorso. Occhio: è l'unico dato sul quale c'è poco da discutere. Perché rappresenta tutte le persone che hanno versato i 99 dollari annui per registrarsi come sviluppatori Apple. […]                                                                                                                      

Eppure la verità che spunta dietro i numeri è un'altra. Ethan Nicholas, per esempio, è un signore che ha fatto 1 milione di dollari con iShoot, un giochino che è stato bestseller sull'Apple Store. Ma questo nel 2009. Oggi, dice l'ingegnere 34enne, la concorrenza è così numerosa che difficilmente si potrebbe ripetere l'exploit. Prendete per esempio la storia di Shawn e Stephanie Grimes. Per inseguire il loro sogno di sviluppatori di app hanno venduto tutto, auto compresa, hanno affittato la loro casetta e sono andati a vivere dai genitori: ma quanto potranno ancora resistere? Mica tutti sono così fortunati come Kevin Systrom, il giovane ingegnere che ha avuto la bella idea di una app chiamata Instagram e poi è stato praticamente miracolato da un certo Mark Zuckerberg: che se l'è pappata per un miliardo di dollari. La torta è troppo grande, le fette troppo piccole. Molte app sono free e quelle che costano non costano più di uno, due, tre, quattro dollari le più care. I Grimes citati dal New York Times non guadagnano per esempio più di 20 dollari al giorno: un po' troppo per tirare avanti un'azienda che sostenga marito e moglie.

Del resto c'è poco da girarci intorno. La geniale idea con cui il geniale Steve Jobs aprì l'Apple Store, luglio 2008, era semplicissima: "Far vendere più iPhone". Punto. Le app dovevano servire come stimolo all'acquisto. Per carità: da allora ci hanno cambiato la vita. Che cosa non si fa con una app? Dalla lettura di Repubblica alla scelta del cinema passando per i giochi, la musica, il fitness e la salute (gli ultimi due campi in via di sviluppo). Ci hanno cambiato la vita: ma non hanno cambiato quella degli sviluppatori. Anche perché sempre il solito Steve Jobs mise subito le cose in chiaro: il 30 per cento degli incassi vanno ad Apple. Una tassa così alta che nessuna applicazione riuscirà mai ad aggirare.

(18 novembre 2012)[6]