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Dagli Immigranti Digitali alla generazione dei Nativi Digitali

 

Il fenomeno più eclatante tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio è il diffondersi dei nuovi media e dei nuovi stili di comunicazione interattiva. I computer portatili, i tablet, gli smartphone sono sempre collegati ad internet tramite connessioni wireless e 3G. A partire dal 2007, grazie al genio di Steve Jobs e della Apple, prendono vita e si diffondono i supporti interattivi touch – iPod, iPhone, iPad - e, a seguire, anche tutti gli altri big del settore introducono nel mercato i loro prodotti.
I nuovi dispositivi consentono di sfogliare giornali e riviste, navigare on line semplicemente con un tocco del polpastrello. Diventa quindi più semplice portarsi con sé i propri giochi, la musica preferita o semplicemente leggere l’ultimo bestseller opportunamente scaricato dal web. Il funzionamento è “leggero” e rapido: dopo essersi registrati nel market di riferimento – Apple Store e iTunes per i prodotti della Apple e Google Play per i supporti Android – ed aver inserito i dati della propria carta di credito, bastano pochi touch per entrare in possesso del contenuto desiderato.
Cambia e si evolve negli anni, di pari passo alla rivoluzione digitale, il modo di documentarsi, di comunicare e di approcciare i contenuti.
Risulta difficile evidenziare il confine fra i Nativi Digitali e gli Immigranti Digitali anche se qualcuno lo identifica col 1985 quando viene rilasciato sul mercato il sistema operativo Windows (sistema operativo ad interfaccia grafica). È probabile che tale data sia in realtà troppo ottimista in quanto è vero che i PC sono presenti nella quasi totalità delle aziende (in Italia parliamo del 2007) ma sono poche le famiglie che hanno un computer a disposizione. Secondo dati ISTAT (dicembre 2011) il 58,8% delle famiglie possiede un PC, il 54,5% una connessione ad internet[2] mentre appare più presente il cellulare con l’88,5% [3].
In Italia quindi si può iniziare a parlare di Nativi Digitali a partire dal 1999-2000. Secondo Marc Prensky, infatti, i nati fra il 1985 e il 1996 devono essere ancora inclusi nella categoria degli Immigranti Digitali.

 […] come tutti gli immigranti, alcuni meglio di altri, hanno dovuto adattarsi al nuovo ambiente socio-tecnologico, ma conservando il loro “accento”, che è il loro piede nel passato. Gli adulti hanno avuto un tipo di socializzazione alla tecnologia molto differente dai loro figli, o non l’hanno avuta affatto, e stanno oggi imparando a vivere nel mondo digitale come se apprendessero una seconda lingua. Una lingua imparata non da piccoli ma più avanti nel corso della vita e, come suggeriscono alcuni neurologi, utilizzando una parte differente della mente o del cervello[4].

Sono numerose le ricerche condotte in merito al tema proposto da Prensky. Il dato probabilmente più importante che si evidenzia è che le tecnologie digitali modificano, e continueranno a farlo sempre più, i comportamenti sociali e cognitivi dei Nativi Digitali. In realtà si assiste anche ad una influenza da parte dei nativi nei confronti dei genitori, immigranti digitali, costretti a tenersi al passo con le richieste dei loro figli.
A partire dai più piccoli, che utilizzano il cellulare dei genitori, fino agli adulti, tutti possiedono oggi un cellulare. Quest’ultimi non possono però più essere considerati semplici telefoni poiché permettono di parlare ma anche di giocare, chattare e restare connessi con il mondo intero tramite internet. Parlando poi di consolle giochi, sono ormai presenti in moltissime famiglie Wii, Play Station, Xbox, consolle portatili. Una volta c’era solo la televisione, oggi ci sono anche le consolle giochi.
La diffusione della banda larga e la possibilità di connessione dai cellulari, meglio definiti smartphone, ha aumentato l’utilizzo di tutti i servizi digitali: si scaricano e caricano eBook, si accede ai Social Network, si scrive sul blog, si condividono (sharing) file, foto, documenti e musica.
I nativi vivono la realtà virtuale diversamente dagli immigranti: «loro crescono, apprendono comunicano e socializzano all’interno di questo nuovo ecosistema mediale, “vivono” nei media digitali, non li utilizzano semplicemente come strumento di produttività individuale e di svago, sono in simbiosi con essi[5]».
Lo dimostra l’approccio verso i nuovi sistemi. I nativi procedono per esperienza, mettendo in moto il learning by doing, gli immigranti cercano sempre un manuale da sfogliare per capire concettualmente l’oggetto per poi passare al suo utilizzo. Come lo stesso Paolo Ferri li definisce nel suo libro, sono una «razza in via di apparizione», i cittadini, i lavoratori e i consumatori di domani.
Si parla in definitiva degli adolescenti di oggi che sono cresciuti con Internet e tutti i nuovi media. Le loro competenze digitali faranno la differenza, determinandone formazione sociale, culturale e professionale. Vivono multitasking e attingono da diverse fonti di diversa forma e fortemente e costantemente stimolanti.
Come questi strumenti si integrano nella vita dei Nativi Digitali anche durante le ore scolastiche?
La Corea del sud a luglio 2011 dichiarava in un articolo che entro il 2015 i libri di carta saranno sostituiti dai tablet[6]. Gli studenti accederanno al materiale didattico grazie al sistema Cloud Computing[7], oggi utilizzato già da chi vuole accedere ai propri contenuti da diverse piattaforme.
In Italia si procede più lentamente. Dal sito di «Repubblica», 3 novembre 2012:

PLATONE e la geometria, le equazioni e la storia: tra un anno, in classe si studierà solo sugli ebook. La scuola italiana si prepara all'ennesima rivoluzione: il libro di testo digitale. La novità arriva dal decreto legge sulla crescita in vigore da due settimane, che spiega nel dettaglio come cambierà la didattica nel prossimo anno scolastico.

Per la verità, il libro di testo in formato misto  -  cartaceo e digitale  -  era già stato introdotto da precedenti riforme, ma finora ha stentato a decollare. Stavolta, il ministero dell'Istruzione prova a lanciare la sfida definitiva. L'obiettivo: far risparmiare le famiglie sull'acquisto dei libri di testo. Ma anche creare una didattica su misura per i nativi digitali, quei giovani che arrivano alle scuole medie già bravissimi con pc e tablet. Il cartaceo non verrà abbandonato del tutto, precisano al ministero, ma sarà alleggerito di quei contenuti extra che rendono da sempre i testi ancora più voluminosi e costosissimi.

Già, perché in Italia, come denunciano da sempre i genitori e le associazioni dei consumatori, i libri di testo equivalgono a un salasso. Il giro d'affari dei manuali è da solo di 649 milioni di euro all'anno, quasi il 20 per cento di tutto il mercato editoriale. Per questo, in passato, non sono mancate le promesse dei ministri di tagliare una spesa importante. Lo stesso libro di testo digitale sarebbe dovuto entrare in uso già quest'anno, sebbene in forma mista ebook-cartacea, ma le associazioni dei genitori hanno fatto notare come questa novità abbia nella maggior parte dei casi costretto tutti a spendere due volte: per il libro di carta e per i costosi cd-rom allegati.

Adesso, però, la legge tenta di invertire la rotta: dal prossimo anno le scuole superiori dovranno adottare libri di testo completamente digitali. E quelli adottati in forma mista potranno esserlo solo a patto che le appendici si possano acquistare in rete separatamente dai volumi base, senza doversi caricare una seconda volta la spesa. Anche gli stessi insegnanti - e questa è un'altra novità - potranno cimentarsi nella creazione dei contenuti delle proprie discipline, per poi eventualmente venderle agli alunni. Una rivoluzione copernicana? Così parrebbe, visto che di ogni titolo si comprerà una versione base, priva di tutti quei supplementi (esercizi, simulazioni, approfondimenti) che spesso si acquistano, ma arrivano a giugno senza che i ragazzi li abbiano mai davvero sfogliati.

Al centro della riforma c'è ovviamente il tablet, e anche qui il ministero è atteso al varco. La digitalizzazione delle scuole, infatti, tra lavagne multimediali e pc, lascia ancora molto a desiderare. L'acquisto della tavoletta sarà a carico delle famiglie. Ma la spesa complessiva per il supporto e i testi non potrà superare il tetto previsto dalla legge per i soli libri. In più, per venire incontro alle famiglie meno abbienti, la legge prevede che chi non potrà permettersi l'acquisto del tablet, lo chiederà in prestito alla scuola, che sarà obbligata a fornirlo.

Con l'arrivo dei tablet, il ministero ha anche sancito altre novità che potrebbero sembrare in contraddizione con l'obiettivo di far risparmiare le famiglie. Saltano, infatti, i due vincoli che il ministro pdl Gelmini aveva introdotto per provare a impedire il salasso. In particolare, viene cancellato il divieto per le scuole di adottare nuovi testi prima di sei anni, mentre le case editrici potranno tornare a variare anche prima di cinque anni il contenuto dei libri, per rimetterli sul mercato sotto forma di nuove (e più care) edizioni. Ma per evitare che la spesa delle famiglie cresca oltre i limiti, la legge prevede che le delibere di adozione dei testi da parte dei collegi dei docenti siano sottoposte al controllo preventivo dei revisori dei conti. Basterà?[8]

I tablet, e tutte le loro applicazioni, sono già molto presenti negli ambienti di lavoro. Analisi e previsioni condotte da Morgan Stanley, da Gartner, Forrester Resarch mostrano che entro il 2013 i due terzi delle società quotate in Borsa negli Stati Uniti utilizzerà un tablet.
Gartner, società multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, “ha evidenziato in una recente ricerca come nel 2013 lo stock di smartphone disponibili su scala globale (stimato in 1,8 miliardi) supererà quello dei personal computer (stimato in 1,72 miliardi)[9]”.
Il telefono cellulare è cambiato modificando il suo uso iniziale. Si può parlare di connettività in movimento.
Le strategie di marketing devono quindi includere questo nuovo canale di distribuzione di informazioni e servizi usufruibile in qualunque momento e in ogni situazione.
Venti anni fa era normale avere una tessera telefonica per utilizzare apparecchi pubblici, oggi il cellulare non solo permette di telefonare, ma ha diverse funzioni come la sveglia, il blocco note, il registratore, il browser di navigazione e la radio. I tablet ci consentono di leggere gli ebook e di utilizzare migliaia di applicazioni.